Tutti la aspettavano: ecco a voi la recensione di KDE 3.5.9!

OLM, il più grande gnomista della storia (modestia zero, eh eh eh…), si è autosottoposto ad una delle più grandi torture esistenti per uno gnomista: la convivenza forzata con il Kool Desktop Environment (scusatemi, so che ufficialmente quella K non significa nulla, ma nel 1996 significava quello) per tre settimane. L’aspetto positivo di tutto ciò è che non è stata una grossa tortura, soprattutto se guardate come mi sono impostato il desktop…


Lo sfondo l’ho preso da qui e modificato con un programma GTK+ di cui non faccio il nome. Ho svuotato il desktop dalle icone, altrimenti vi sareste spaventati… :D

Come potete vedere, sono stato abbastanza bastardo da mettermi Kicker alla maniera di GNOME, ottenendo una buona approssimazione. Lo sfondo non fa parte della non-tortura, l’ho messo solo oggi… :D

Passiamo alle cose serie. Il fiore all’occhiello di KDE è sicuramente la completa integrazione tra le sue componenti: basti pensare a KPrinter, che può essere usato per stampare decine e decine di file diversi senza dover aprire il programma corrispondente. O agli ioslave, che permettono di leggere e scrivere su un server FTP, una tarball, un sito Internet, una condivisione NFS o un iPod da qualsiasi programma KDE senza alcuno sforzo. E poi c’è il programma che unisce tutto il mondo KDE in una finestra, ovvero Konqueror.

È molto più di un file manager, è la centrale di comando di KDE. Da qui si può navigare su Internet, esplorare il filesystem, leggere una pagina man (sì, basta scrivere nella barra degli indirizzi man:/ seguito dal nome del programma), vedere immagini, PDF e molto altro senza aprire altri programmi. E anche quando serve aprire un altro programma, tutti hanno un’interfaccia simile tra di loro e sono abbastanza semplici da usare. Unico problema: hanno dei nomi criptici: chi si immaginerebbe mai che Kexi è un editor di database?

Senza saperlo siamo finiti su KOffice. Sì, ho evitato la noia di installarmi quel paccone di 100 megabyte che è OpenOffice.org, e non me ne sono pentito. Tutti i programmi di KOffice supportano molto bene gli ODF, molto meglio dei programmi che compongono l’improvvisata suite GnomeOffice. E comprende molto di più: Kexi è quanto di meglio esiste in ambito Linux come sostituto di Access, e anzi implementa un’interfaccia forse anche più comoda. OOo Base, come saprete invece è un’autentica ciofeca: è uno dei programmi meno intuitivi che abbia mai visto. KPresenter è l’unica alternativa libera esistente a OOo Impress, che comunque resta un programma ben fatto. E tutti i programmi di KOffice possono essere integrati tra di loro: basti pensare al cosiddetto “Spazio di lavoro di KOffice”, che mi ha ricordato molto da vicino un’applicazione analoga di una vecchia versione di Microsoft Office. Dimenticavo Krita: anche se la sua somiglianza con Photoshop è piuttosto evidente, è anche molto anti-intuitivo. O almeno è sembrato così a me.

Lo so, state tutti aspettando che parli delle due killer application di KDE, quelle che potrebbero giustificare perfino un passaggio al desktop del drago. Partiamo da K3B, che mi è sembrato decisamente migliore di Brasero. Le operazioni di scrittura che effettuo solitamente sono su DVD, non perché abbia bisogno di tutto quello spazio, ma perché l’unico supporto riscrivibile che ho a disposizione è appunto un DVD+RW. Con Brasero gestirlo era un’autentica odissea, con K3B basta aprire l’immagine ISO e lui comincerà a masterizzare, non prima di aver cancellato il contenuto del DVD. E magicamente, tutto funziona al primo colpo, a differenza di Brasero.


Il menu a lato è davvero da sogno. Artisti simili a Kouji Wada, copertina di Butter-fly, altri dischi di Kouji Wada, brani preferiti di Kouji Wada…

E adesso sì, tocca a lui, il re dell’audio: Amarok. Inizialmente non mi sembrava molto diverso dagli altri player, e mi appariva anche più complesso, ma una volta settata la collezione e sistemato i tag (non usa gli ID3, ha un database SQLite interno, può mettere i tag anche a un .wav!), ecco che la potenza del lupo si è fatta viva: il menu laterale mi mostra la copertina estratta automaticamente da Amazon (e guarda caso è sempre giusta, e io non sento mica musica comune), nome del pezzo, artista, album, statistiche di ascolto e tutto quello che potrei desiderare. Perfino una moodbar che mi mostra l’andamento della canzone. Anche se ascolto un pezzo per la prima volta, grazie alla moodbar so se il brano contiene tratti da heavy metal sfrenato (contrassegnati dal bianco) o zone totalmente calme (contrassegnate di rosso, molto singolare vero?). Per non parlare del supporto all’iPod, che mi ha permesso di smettere di usare gtkpod. E Amarok è anche un’alternativa al software Last.fm: ci penserà lui a mandare le statistiche di ascolto al sistema Audioscrobbler, non importa se ho ascoltato una canzone mentre navigavo su Internet o quando ero in giro per il paese con l’iPod. E se non c’erano le statistiche aggiornate di Last.fm, non avrei mai scoperto quei due blog giapponesi di cui vi parlo nel post precedente e nell’immagine di apertura di questo post…

Ora passiamo ai voti, che erano quelli che aspettavate. Userò i criteri di NRU, anche se KDE non è un videogioco:

Fattore N: non c’è molta Nintendo in KDE, ma questo desktop ha una personalità veramente singolare e razionale. Voto: 9
Grafica: a prima vista KDE sembra un giocattolo cinese tutto plastica impossibile da smontare, ma basta esplorare un po’ per scoprire che è personalizzabile fin nei minimi dettagli. Voto: 9
Sonoro: costruire un intero server audio (aRTS) in effetti potevano anche risparmiarselo, ma fa il suo lavoro. C’è un effetto sonoro praticamente per qualunque cosa. Voto: 8
Durata: ma come si fa a stabilire la durata di un DE? Comunque, KDE è un ambiente sopportabile anche per lunghi periodi. Voto: 8

Globale: KDE 3 è un buon ambiente desktop, ben sviluppato e integrato. Forse quest’ultima sarà la cosa che vi mancherà di più quando deciderete di abbandonarlo. Voto: 9

EDIT: se non l’avete capito, oggi rimetto GNOME.